ORIGINE DI UN'ARDENTE DEVOZIONE

"Da molti secoli Cardito vive la sua devozione verso S. Biagio, Vescovo e martire; uno di quei tanti martiri che appartengono a quella grande persecuzione, ultima e sanguinosa, che scoppiò dopo quarant’anni di pace contro i cristiani e sempre con le stesse modalità dispositive: i cristiani dovevano sacrificare all’imperatore. Questa persecuzione fu molto dura a Roma, in Asia Minore e in Egitto.

Uno storico, Eusebio di Cesarea, descrive scene molto raccapriccianti di quella persecuzione: in un giorno, dice, i carnefici dovettero lavorare molto e darsi continuamente il cambio; le scuri finivano spesso per smussarsi perdendo il loro taglio.(G.Martina,Storia delle Chiesa, ISSR, Roma, pag.45)
Biagio è uno di quei tanti martiri della nostra fede per i quali Tertulliano, nel suo Apologetico gridò: “Cruciate, torquete, damnate, adterite nos........Plures efficimur, quotiens metimur a vobis: semen est sanguis Christianorum!”, “Tormentateci, torturateci, condannateci, pestateci..... Infatti, più ci falcidiate e più diventiamo numerosi: un seme rigoglioso è il sangue dei Cristiani!”
Biagio nacque nella città di Sebaste, la moderna Saustia, importante città dell’Armenia Minore e sede di una delle prime comunità cristiane in quelle lontane terre, da nobile famiglia verso la metà del III secolo. Qui esercitava la sua professione come medico.
Uomo retto e giusto venne fatto Vescovo della città di Sebaste,  agli inizi del IV secolo, Chiesa che egli governa da buon Pastore, con saggezza e prudenza.
Allo scoppio dell’ultima dura persecuzione, anziché risiedere in essa e, pare, in ossequio al monito evangelico, preferisce sottrarsi alla persecuzione e recarsi sulle montagne in una sorta di eremitaggio e, qui, essere tutto di Dio e con Dio.
Qui il Santo Vescovo è attorniato dagli animali della foresta che gli fanno continuamente visita, recandogli anche il cibo: purtroppo dietro la selvaggina non è raro trovare anche i cacciatori. Così il santo venne scoperto, legato come un malfattore e condotto alle prigioni cittadine.
Lungo la strada il Santo converte molti pagani e compie miracoli.
Il primo è il risanamento di un bimbo che aveva una lisca di pesce in gola che lo stava portando a morte per soffocamento.
Nonostante i prodigi che S. Biagio compiva anche tra le pareti del carcere, venne tradotto in giudizio e, al suo rifiuto di sconfessare Gesù Cristo sacrificando agli dei, gli fu lacerata la carne con dei pettini usati per cardare la lana; pena inflittagli dal governatore romano di nome Agricola dopo che il santo Vescovo aveva camminato indenne sulle acque di un lago nel quale lo stesso persecutore intendeva farlo annegare.
Fiaccato nel corpo ma non nello spirito, l’intrepido martire ebbe la forza di subire altre atroci vessazioni, finché alla fine non gli venne recisa la testa con la spada.
La storia di Biagio, dunque, appare strettamente legata alla vita dell’uomo e a quella del mondo animale e vegetale. Per questo si ebbe l’enorme diffusione della santità di Biagio in Oriente e in Occidente; ma non c’è regione europea che non veneri S. Biagio.
Fin dal secolo VI, il greco Ezio di Armida, autore di trattati medici, citava l’intercessione del santo come potente rimedio salutare delle malattie della gola.
Altrettanto potente è considerato Biagio come protettore degli animali e del raccolto.
In Italia il culto a S. Biagio è diffuso specialmente nel sud, dove numerose sono le chiese a lui dedicate. Caratteristici sono i riti per la sua festa che prevedono la benedizione dei cibi e della gola con due ceri accesi e incrociati. In alcune aree si fa anche la benedizione dei semi per propiziare il raccolto, e dell’olio per la guarigione della gola.
Nelle rappresentazioni iconografiche, il Santo appare in abbigliamento episcopale con un pettine di ferro come simbolo del martirio subito. Altre volte vengono raffigurati i celebri miracoli della guarigione del bambino e della restituzione del maiale. Il simbolo più tipico è quello dei ceri incrociati.
La data della sua festa è il 3 di Febbraio in Occidente e l’11 in Oriente, giorno che coincide con le prime semine e si ricollega alla ritualità della benedizione dei semi.
Verso il suo Santo Patrono Cardito vive una devozione da molti secoli.
Don Gaetano, storico locale, così scrive:
“Quando il due Febbraio le campane suonavano a distesa, ed i primi botti annunziavano che la processione era per iniziare il suo percorso per le strade del paese, che gioia poter assistere alla sfilata di tutti i confratelli della congrega di San Biagio che vestiti di sacco, e con una grossa patacca che scendeva sul petto e che raffigurava il santo Patrono, a gara raggiungevano la piazza, già gremita di devoti e di forestieri accorsi dai paesi viciniori, per schierarsi, in doppia fila, in processione, per “scortare” la statua del Santo.
Per l’occasione della festa, il priore del sodalizio offriva a tutti i confratelli, ed ai devoti del Santo, una “pagnottella” di pane benedetto, per sempre più stimolare la devozione al Medico Santo. Per la felice ricorrenza, si era soliti anche procedere alla benedizione degli olii. Ogni devoto portava con séuna boccettina di olio benedetto, da usarlo in occasione di malattie della gola....A gara i “fratelli” si adoperavano a raccogliere le offerte per il Santo e a portarne la statua a spalla....
Non mancavano liste di botti che si vedevano sparare tra la gioia dei fanciulli e l’orgoglio degli anziani che vedevano così “glorificato” il loro Santo Patrono.”(S.Biagio V.M.,Napoli 1986,pag.55)
Certamente i tempi e i costumi cambiano, ma la devozione a San Biagio resta salda nella nostra comunità, non solo, ma anche nei paesi vicini dai quali, ogni 3 Febbraio, una folla enorme di persone si riversa nella nostra chiesa parrocchiale per onorare il nostro Santo patrono e chiedere grazie, tutto sempre e solo alla maggior gloria di Dio".

(da Angelo Faiola, La Parrocchia di S. Biagio V.M., Tipo-Litografia 'Istituto Anselmi', Marigliano (NA), Febbraio 2002)